Stacce

Alle scuole elementari, quando la maestra si assentava, lasciava ad un secchione DOC a scelta il compito di scrivere alla lavagna i buoni e i cattivi. Qualche secchione ribelle non sottostava alla dicotomia bene/male e, in un precoce tentativo di descrivere la complessità del mondo, inseriva una nuova colonna, i medi. Ma i più accettavano la spartizione senza troppi drammi, e con il compiacimento della maestra la classe si ritrovava divisa in due ben distinte categorie. O di qua o di là, impossibile sbagliarsi. Quanto era rassicurante, e quanto abbiamo imparato bene! Ancora tutti a scrivere sulle nostre lavagnette, compiacendo la maestra della semplicità che vive nella nostra testa: bianco/nero, gente/casta, genio/mmerda, rifugiato/clandestino.

Sono morti affogati in tanti, questo week-end. Otto, quarantacinque, quattrocento? E chi li conta più. Fatemi capire piuttosto in che colonna li devo scrivere. Tra i rifugiati che, poverini, scappano dalla guerra? O tra i clandestini che, mannaggia a chi li ha creati, dovrebbero starsene a casa loro? Buone notizie gente, erano quasi tutti clandestini. Venivano da paesi in cui non c’è la guerra e non si muore di fame. Non erano perseguitati e nemmeno disoccupati. Cattivi senz’appello, se la sono andata a cercare. Il nostro sacrosanto diritto di girarci dall’altra parte è ancora ben saldo. Ed è subito Argo, il cane del Marò.

Per le norme internazionali, tutti questi Africani non hanno alcun diritto di venire in Europa. Partendo, compiono un atto illegale e mettono a rischio la loro vita, e molti ne sono perfettamente consapevoli. Il secchione non perdona: colonna dei cattivi, con l’aggravante dell’essere pure fessi… ma chi ve lo fa fare? Si sente spesso dire che anche noi siamo stati un popolo di migranti più di cento anni fa. Ma in effetti lo siamo ancora oggi, purtroppo mai così tanto da decenni. Ci chiediamo cosa spinge gli Africani ad emigrare affrontando un viaggio pericoloso, per andare incontro ad un futuro incerto, e la risposta ce l’abbiamo in casa. “A Londra c’è un tempo di merda, non trovi la pizza buona e sono lontano dai miei, ma lo stipendio è il doppio che in Italia.” “In Europa fa freddo, la gente non si saluta e sono lontano dai miei, ma lo stipendio è dieci volte più alto che in Ghana”. Abbastanza comprensibile, in fondo. Ma allora siamo tra i cattivi anche noi? No, perché noi non facciamo mica niente di male. Noi possiamo. Non abbiamo fatto niente per meritarcelo, ma è un nostro diritto. E’ questa l’unica, abissale differenza tra un volo Ryanair e un barcone.

Il secchione sapeva che al rientro della maestra le due colonne di buoni e cattivi dovevano all’incirca essere lunghe uguali, per non apparire troppo severo o troppo indulgente. Ma qui il paragone non regge più: mentre per scrivere i buoni aventi diritto all’asilo basterebbe una lavagna, i nomi dei potenziali cattivi clandestini non ci starebbero in un campo da calcio. Se anche l’intera popolazione Siriana volesse emigrare, sarebbe poca cosa paragonata alla massa di Africani pronti (o quasi) a partire. Stiamo gestendo con fatica l’emergenza del latte versato sul parquet, e fuori dalla porta ci aspetta lo tsunami. Un accurato studio socio-demografico mi ha portato a questa conclusione: ehi, l’Africa è strapiena di bambini! E sognano tutti di andare in Europa.

All’improvviso un genio: aumenteremo i soldi per la cooperazione, li aiuteremo davvero a casa loro! Argomento meravigliosamente bipartisan, pioggia di like da Casapound a SEL. Peccato che non sarà certo questo a frenare le partenze. Finché ci sarà una disuguaglianza di reddito anche minima, i più poveri cercheranno di raggiungere i più ricchi, vedi Milanesi a Londra. Nonostante la crisi, la disoccupazione, la povertà in aumento anche da noi, ad oggi lo squilibrio tra Europa ed Africa è colossale, difficile persino da immaginare. Ammesso e non concesso che gli investimenti in cooperazione creino effettivamente sviluppo, e che i più poveri ne possano beneficiare, finché il gap non sarà pienamente colmato (roba di qualche secolo), un aumento del reddito non farà che rendere più abbordabili i carissimi viaggi per l’Europa. Così riusciranno a partire anche quelli che prima non potevano permetterselo. E un altro genio: costruiamo muri, riempiamo i campi di filo spinato, mandiamo le navi militari a pattugliare le coste. Rendiamo l’Europa una fortezza inespugnabile! Dev’essere lo stesso genio che è riuscito a fermare un treno in corsa con un zanzariera, una mandria di bufali con un semaforo rosso, una cascata con un ombrello…

Non ho una soluzione, ma una constatazione. Il melting-pot può piacere o meno. Un romanesco con influenze Frafra, un sindaco Pakistano animista, un chirurgo Etiope con la villetta a Desio, un cinese biondo, sono agli occhi di alcuni la migliore evoluzione possibile della nostra società. Per altri, lo scioglimento della nostra cultura in una multi-cultura globale è una tragedia assoluta. Ci accomuna il fatto che, comunque la pensiamo e qualunque cosa facciamo per fermarlo, il passaggio a una società multi-culturale è, semplicemente, inevitabile. Sarà lungo e difficile, forse drammatico, gli sviluppi difficili da prevedere. Ma è lì che stiamo andando ed è lì che arriveremo. Quindi, anche se l’idea non vi piace, anche se sti clandestini li metterete sempre tra i brutti e cattivi, forse converrebbe tentare di rendere la transizione meno traumatica. Evitare che i migranti muoiano come mosche in mare, valorizzare le qualifiche che avevano nel paese d’origine, organizzare corsi di lingua e formazione professionale, fornire assistenza legale-amministrativa, creare occasioni di scambio culturale, permettere la partecipazione alla vita politica, dare la cittadinanza alle seconde generazioni. Sarà meglio per tutti, anche per voi. E se tutto questo proprio non vi riesce, almeno smettete di sbraitare e fatevene una ragione… Stacce frate’, yel kaboi.

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2 pensieri su “Stacce

  1. sempre bellissime le lettere di Giulio, penso ne farò una raccolta, per rileggerle ogni tanto. Hanno un filo conduttore coerente, tagliente ma molto amico della verità. Sei uno dei pochi che in questi giorni di escalation di agiografia dei fucilieri di marina “santi subito” osa tratteggiare la nostra ridicola ipocrisia di Italietti attenti al cane Argo di Girone fermato in aeroporto. Giulio ti invito anche a riflettere su due cose, non sono estranee al tuo post ma ne spengono un po’ gli ardori. In questi giorni i due marò sono celebrati come eroi nazionali e verranno fatti sfilare alla parata del 2 giugno come eroi sottratti alle grinfie di quel Paese di rozzi cavernicoli cannibali che è l’India. Eppure sono assassini di poveri pescatori. L’India è il 3° Paese al mondo per presenza di ong italiane (fonte Open cooperazione); eppure hai sentito qualcuna di loro che si è inalberata contro il fatto di trasformare l’India in una terra di cannibali e i due assassini in due eroi nazionali? No, avrebbero corso rischi di esclusione dalle prossime mangiatoie. Che brutta ipocrisia per chi si erge a paladino dei diritti umani . Altrettanto succederà per i migranti: fino a che non ci sarà da mangiare un po’ per tutti , ce ne occuperemo poco. Io insegno in scuole superiori dove in molte classi la metà abbondante dei ragazzi è straniera; i migliori sono gli Indiani; in generale i peggiori sono ragazzi europei, ma non per problemi di lingua. I meno integrati sono i Cinesi, ma sono i piu’ ricchi e di solito anche i più furbi, dei veri attori che riescono a fare quello che vogliono senza rispettare una regola che sia una. Ma non ho mai visto chiedere muri contro i Cinesi (ma da dove sono entrati? non l’ho mai capito) anche perchè hanno tanti baiocchi e ci fanno comodo quando abbiamo bisogno di denaro fresco e subito e loro ne hanno sempre.
    La tua proposta ecumenica è interessante, ma sai già bene che non te la lasciano fare tutta subito e in un sol colpo. E’ piu’ facile che succeda prima la Brexit, poi la Irexit, la Hungarexit ecc.
    Ci vorranno anni ma ci arriveremo; le tue riflessioni possono essere ruvide ma sono vere, a Londra ci si va perchè si guadagna di piu’. Però , vedi, dobbiamo stabilire rapporti di cooperazione e relazione reciproca vera. Io a Londra ci posso andare a stare quanto voglio, ma, per la mia pensione, non potrò andare a vivere in Madagascar , dove ti danno 3 mesi al massimo di soggiorno (e così è in molti altri Paesi africani) , nè potrei comprarmi una casa o un campo da coltivare perchè non sono residente (idem come prima) .
    Non dobbiamo puntare a creare milioni di assistenti agli anziani qua, con costi bestiali e imbestialimenti dei giovani disoccupati, guarda che qua siamo messi male, tu stai lontano ma siamo andati a un pelo da far ritornare i nazisti a Vienna. Proviamo a pensare win win. Proviamo a immaginare che bello sarebbe se 3 o 4 di decine di milioni di anziani europei fossero facilitati a trascorrere la vecchiaia, anzichè in posti del cavolo (come una mia zia al freddo della Val Trompia perchè le altre case di riposo sono al completo) , in belle ed economiche strutture sulle rive del mare in Senegal o in Madagascar o in Tanzania. Eh? mica male….Al tuo ragionamento, che per molti versi non fa una grinza, aggiungerei una parola d’ordine: reciprocità. Proviamo anche a pensare che abbiamo fatto dell’idolatria per il Km 0 dei prodotti agricoli e così ci sfreghiamo le mani ben bene all’aumento delle esportazioni di Parmigiano reggiano in Canada o di Aceto balsamico in Cina o di Chianti in Russia…..e allora perchè non dovremmo aprire le porte ai fagioli o alle patate o alle zucchine fatte in Africa, visto che il vino non lo possono fare? Questo mi convincerebbe molto di più se io fossi un Senegalese e mi fosse facile esportare i miei prodotti a un prezzo più contenuto in Europa. Non dobbiamo insegnargli a produrre fagioli (cazzo , ho visto dei ridicoli agronomi che cercavano di insegnare a coltivare fagioli ai Malgasci senza averlo mai fatto in Italia!), ma a creare cooperative in cui tutti hanno gli stessi diritti e creargli gli sbocchi commerciali giusti qua. CIAO GIULIO !!!

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